C'è una regola non scritta nel padel italiano: è la grande corsa che fa il movimento femminile. L'Italia ha conquistato il bronzo ai Mondiali di Padel a Dubai, sconfiggendo il Belgio e confermandosi - esattamente come un anno fa - la terza potenza di questo sport nella categoria femminile.

La crescita del movimento

Dunque, non più una sorpresa, ma una lieta riscoperta. Il padel femminile torna a brillare e a conquistare un posto su tutti i media. Prima della sconfitta contro le fortissime argentine, le azzurre avevano vinto quattro partite su quattro, sbarazzandosi anche della Germania ai quarti. A Dubai, le ragazze di Marcela Ferrari, hanno rifilato colpi e giocate, schiaffi di estrema qualità. Rispetto a un anno fa, avevano qualche elemento diverso (e in più). Su tutte, Roberta Vinci.

Già, l'ingresso proprio di Vinci ha dato un nuovo sapore alla squadra. Oltre alla grande esperienza dell'ex tennista professionista, l'attenzione è aumentata in maniera considerevole. Roberta, pur partita pochi anni fa, ha scalato rapidamente tutte le classifiche e ora è tra le migliori giocatrici dell'intero panorama padelistico. Il suo apporto nell'ultimo mondiale ha aiutato la crescita di tutti: da Carolina Petrelli a Giorgia Marchetti, passando per le più navigate Pappacena e Stellato.

Perché gli uomini non hanno lo stesso successo?

Nello stesso mondiale di Dubai, gli uomini sono usciti ai gironi dopo i k.o. con Argentina e Belgio. La squadra di Miguel Sciorilli è rimasta in gara per il nono posto e l'ha ottenuto. La vittoria più impattante è stata contro l'Ecuador, per 3-0. Perino e Capitani hanno dato prova di qualità assoluta, Sinicropi e Di Giovanni sono stati forti dal primo all'ultimo set, così come Cremona e Cassetta. Ma perché l'azzurro maschile non riesce a imporsi contro le altre nazioni?

Se sulla tecnica di base - per tanti - la differenza resta sottile ma presente, è sul ritmo e sulla tenuta atletica la grande differenza tra le nazionali. L'Italia maschile compete a un livello certamente più alto, ma ha anche maggiore competizione e, complici le difficoltà di un torneo beffardo come la Coppa del Mondo, passi in avanti non si sono visti. Tempo al tempo, però. L'era Sciorilli è appena iniziata.

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