Questa vita, dice, se l'è costruita "quasi per caso". Ma in realtà, nel background di colpi, sensazioni ed emozioni di Chiara Pappacena, c'è il lavoro duro di chi ha mirato un obiettivo e non conosce resa. Giorno dopo giorno, torneo dopo torneo, il campo da padel s'è fatto casa e casa s'è fatta sempre più grande. Come la sua ambizione. Come il punteggio nel ranking italiano e internazionale.

Chiara, come nasce tutto questo?

Sono sempre stata una sportiva, sin da piccola. Ho iniziato a sette anni e come tanti giocavo a tennis; ho smesso intorno ai venti, motivi e situazioni varie non mi permettevano di continuare. Però era andata bene: avevo pure raggiunto la seconda categoria...

Poi, un giorno...

Quando ho smesso, qui a Roma stava prendendo piede il Padel. Con un paio di amici ci siamo detti: perché non provare? Gioca oggi, gioca domani, eccoci qua.

Eccoci a fare tornei internazionali. A proposito, come sta andando la stagione?

Ho appena finito il torneo a Villa Pamphili, il FIP Rise Rome K-Lab. Abbiamo perso in finale contro una coppia francese (Collombon e Ginier, Chiara in campo con Giulia Sussarello, ndr); 7-5 al terzo. Non siamo riuscite a chiudere determinate. Brucia ancora.

Il livello si è alzato?

In Italia il livello sta crescendo in maniera esponenziale. Ci sono molti giocatori e molte giocatrici che si stanno appassionando. E naturalmente la crescita fa sì che cresca la competizione. Ormai trovi campi in qualsiasi posto d'Italia, è molto bello.

Lei è un simbolo di questo sport per il nostro Paese. Come la fa sentire?

Mi inorgoglisce molto. Quando entro in campo, lo faccio certamente per me stessa. Ma anche e soprattutto per la nazione. Per chi mi segue e per chi si sta appassionando a questo sport.

Come spiega il boom italiano?

Il bello del padel è che uno sport per tutti. Puoi mettere in campo quattro principianti o che hanno iniziato da poco: si divertono tutti. Ovviamente il discorso vale pure per i più forti: è uno sport dinamico e faticoso - fidatevi: si fatica tanto! -, ma allo stesso tempo è facile da acquisire.

Secondo lei, perché lo praticano tante donne? Nella fascia over 40, il 42% è di sesso femminile.

Vero, prende molto quella fascia di età. Credo sia per lo stesso motivo: è uno sport per tutti. Per i bambini alle prime armi e per gli adulti che vogliono muoversi.

Questa è stata una stagione molto particolare.

Molto difficile, come per tutti. Il covid ci ha messo davvero tanta paura; abbiamo avuto molti meno tornei di quanto preventivato. Personalmente, non ho potuto far altro che affrontare la situazione e adeguarmi alla condizione.

Torniamo al novembre 2020. Lei e Giulia Sussarello vi qualificate agli ottavi del World Padel Tour. Sensazioni?

Resta il ricordo più bello: non lo dimenticherò mai. Gli ottavi di finale raggiunti a Las Rozas. In quel torneo siamo partite dal "pre-previa", cioè dalle pre-qualificazioni. Da lì al tabellone di previa, fino a battere 6-3 6-3 Bidahorria e Tenorio, rispettivamente numero 82 e 21 del mondo, ed erano testa di serie numero uno. Se ci penso, non posso non dirmelo: ma veramente? Ci siamo fermate agli ottavi, purtroppo.

Per il futuro, si riparte da quell'emozione?

Sì, speriamo anche di fare meglio. Sarebbe bello replicare, ma vogliamo andare oltre.

Tags

Intervista
Sport
Padel